“Mi scusi dov’è il Cinema Mexico?” Alla mia domanda gli occhi dei due taxisti prima sembrano perplessi poi si illuminano: “Ah, il cinema del Rocky Horror!”. Noto una certa fierezza quando, in forte accento milanese, mi spiegano la strada per raggiungere questo monosala storico. Non solo per l’esercizio indipendente di tutta Italia ma anche per il suo quartiere.

Antonio Sancassani prende in gestione il Mexico dalla fine degli anni ’70. Il locale era in chiusura e molti glielo sconsigliavano. Come abbiamo visto al cinema Beltrade, a Milano, gli indipendenti per sopravvivere devono (all’ora come adesso) inventarsi qualcosa. “Avevo in mente una sala per i film musicali, che a Milano mancava”. Un’idea semplice che incontra un film. Come recita la facciata siamo nella Rocky Horror house. Alla cassa porta giornali, poster e zerbino ce lo ricordano. Dal 1981 ad oggi – da 36 anni! – ogni venerdì sera (estate, natale e pasqua esclusi) in questo cinema si proietta Rocky Horror Picture Show. In 35 mm con la stessa copia della pellicola da 15 anni. Il pubblico si rinnova costantemente e pare che le proiezioni siano molto animate (non ci siamo mai andati ma ci facciamo questa promessa!).

Ma il Mexico è molto di più. Lavorando solo su prime visioni i distributori sono molto esigenti. Come mostra il documentario di Michele Rho Mexico! Un cinema alla riscossa, Sancassani si batte ancora oggi per avere i suoi film. Un film d’essai in uscita nazionale per minimo due settimane (“bisogna dare il tempo al passaparola di funzionare”). “La prima sera che passiamo il film sono sempre al cinema perché voglio capire se piace o no”. Un rapporto diretto con il suo pubblico e una grande attenzione per l’ordine e la pulizia della sua sala (curata ci verrebbe da dire “con amore”). A completare il palinsesto i film di patrimonio distribuiti dalla Cineteca di Bologna e un film in versione originale il giovedì.

Ricevo un centinaio di lungometraggi all’anno, spesso di giovani registi. Cerchiamo di dargli una mano per arrivare al pubblico”. Celeberrimo l’episodio de “Il vento fa il suo giro”. Nessuno era interessato al film e l’unica sala italiana a proiettare il primo film di Giorgio Diritti fu il Mexico, che lo tenne in programmazione per due anni consecutivi (avendo poi l’esclusività su Milano quando, dopo il successo iniziale, altre sale lo volevano). Con lo stesso film in programmazione “ci si doveva inventare qualcosa”: incontri con regista, cast del film, musiche del film suonate dal vivo in sala, degustazione dei formaggi che si vedono nel film… “Senza il Mexico non avrei potuto forse fare l’Uomo che verrà” disse lo stesso Diritti. Una prova lampante dell’importanza dell’esercizio indipendente per la ricchezza culturale di un paese.

❤ Forte riconoscibilità sul territorio (Ambrogino d’Oro del comune di Milano)

❤ Curiosità verso nuovi registi

❤ Resistenza per 40 anni ad un mercato che voleva togliergli la sua indipendenza

❤ I graffiti nella hall e il look Rocky Horror

❤ Monosala aperto 365 giorni/anno

La chicca:

“Un programmatore non rischia niente perché non ha niente. Il mio cinema lo voglio programmare io.” Sancassani

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