La riapertura e la gestione del Postmodernissimo di Perugia sono (ri)conosciuti in Italia e in Europa. Cerchiamo in questa scheda di spiegare come è stato riaperto e le linee guida della gestione, sperando di non banalizzare!

L’idea inizia a prendere forma nel 2013. Di ritorno dal Festival di Venezia Giacomo e Ivan, amici da più di 20 anni, decidono di provare ad aprire una sala. Avevano già lavorato nell’esercizio ma volevano un progetto personale, con al centro la socialità e i film che amano, “non uno sbigliettificio”. Iniziano a visitare delle strutture, più orientati verso la periferia per avere degli spazi e delle sale grandi.

“Un po’ per caso”, tramite il tutoraggio del comune, trovano la disponibilità dei proprietari di una sala nel centro storico, famosa per l’essai ma chiusa dal 2000. Decidono di allargare il gruppo. “Prendiamo il Modernissimo, chiamami a casa tra 20 minuti”; Andrea ha ancora questa email. Al telefono Giacomo gli spiega il progetto e lo convince a tornare dalla Francia. Con l’altro Andrea – “il socio occulto” – il team è al completo.

Giacomo ci spiega con precisione come hanno costituito il piano economico (anche perché noi ne capiamo ben poco!). “Abbiamo messo le nostre bricioline ma nessuno di noi aveva le spalle larghe”. Anche per ragioni economiche è stato necessario fin da subito costruire una comunità intorno al progetto. Viene lanciata una campagna di finanziamento partecipativo: in cambio del loro finanziamento (da 10 a 1000€) i donatori ricevono sacche, t-shirt, abbonamenti o altri benefit. La comunità è stata coinvolta anche con l’azionario diffuso. Si sceglie come modello di gestione la cooperativa sociale non a scopo di lucro, dando la possibilità agli interessati di diventarne i soci (100€ a persona). I cittadini possono così partecipare alla vita del nuovo spazio, decidendone l’orientamento nelle assemblee. Queste due forme di finanziamento raccolgono il 10% dei 400.000€ necessari ma testimoniano anche un bisogno collettivo.

Dei fondi regionali per l’imprenditorialità giovanile (50.000€) e un fondo europeo accessibile tramite la regione (150.000€) coprirono un’altra parte del bisogno. “A fondo perduto?” “Eh, magari!” Sostanzialmente sono dei mutui che però, a differenza di una banca, hanno degli interessi più interessanti (1%), ma anche dei vincoli più precisi su come devono essere spesi. Le uniche entrate a fondo perduto del progetto sono state un rimborso per la costituzione delle imprese e il 50% dell’affitto del primo anno grazie a un sostegno regionale dell’imprenditorialità giovanili (Legge 12). Un mutuo di Banca Etica ha permesso di coprire il resto delle spese. Risultato: a dicembre 2014 il cinema apre. Da una sola sala la ristrutturazione ne ha restituite 3, ma cosa proiettare?

La programmazione spazia dai film d’autore di grande pubblico all’essai puro fino ai film sperimentali o marginali. Il mercoledì gli spettacoli sono in lingua originale e a tariffa scontata. Le rassegne sono al lunedì, su autori (anche monografie integrali) o su una cinematografia nazionale (con il format “Utopia”), raccogliendo un pubblico da fuori provincia.

La terza sala, ricavata da un magazzino, non è digitalizzata (videoproiettore a led) ed ha soli 30 posti. “Il problema è avere la sala giusta per il tuo film” dice Giacomo, che non voleva smontare dei film belli solo perché avevano una media di 25 spettatori. “La terza sala ci premette una tenitura lunga e di proporre prodotti più confidenziali”. Dopo le perplessità iniziali, i distributori ora forniscono più facilmente il blue-ray e il film può continuare la sua vita in sala. “Come la terza pagina di un quotidiano, la terza sala è lo spazio creato per dare spazio alla ricerca (anche video-arte), alle retrospettive e agli approfondimenti”.

Il Postmodernissimo è vivo anche fuori dalla sala: delle mostre artistiche o fotografiche sono organizzate nella hall e molte persone passano solo per un caffè o un aperitivo. Dj-set, concerti a tema, dress- code, esposizioni accompagnano le uscite dei film speciali dove, soprattutto se doc-musicali, la sfida coi multiplex di periferia viene vinta. “Ci sono delle situazioni in cui diventiamo qualcosa a metà tra un locale, un club e un cinema” dice Andrea. “Per la festa di riapertura di quest’anno abbiamo proiettato I guerrieri della Notte e un suo remake perugino. C’erano 120 persone in sala e altrettante che sono restate al bar” (c’è anche una saletta interna molto accogliente per bere qualcosa tranquillamente).

Lo spettatore può anche proporre delle iniziative. Le competenze dello staff (ricerca film, creazione evento, comunicazione) e la struttura sono a disposizione degli spettatori-programmatori, rafforzando così il legame con il cinema.

La socialità è uno dei pilastri del Postmodernissimo. Per esempio durante il festival estivo “Fuoripost” (9 serate con film italiani) la piazzetta poteva contenere massimo 80 sedie (ingresso 6€). All’esaurimento dei posti gli spettatori potevano seguire film e incontro col regista gratuitamente all’esterno della piazza, per non escludere nessuno dall’evento. Bisogna anche contestualizzare il luogo. Il centro di Perugia ha subito negli ultimi 20 anni uno spopolamento ed è considerato poco sicuro. Riaprirci un cinema ha portato per più di 300 notti all’anno gente e luce, due fattori che rassicurano probabilmente più delle pattuglie.

La comunicazione è un’altra particolarità del gruppo. L’identità grafica è definita da un font creato apposta (il postypo) a partire da tre elementi grafici (quadrato/rotondo/rettangolo) dall’illustratore Daniele Pampanelli, amico e cinefilo. Sito, tessere, magliette, gadget: tutto è molto riconoscibile. Le locandine delle rassegne sono create da illustratori-sostenitori e vengono collezionate da alcuni spettatori. Una “hall of fame” vicino alla terza sala espone tutte le locandine realizzate, che sono stampate anche su 70x100cm per le affissioni esterne.

❤ Creazione di una comunità attorno al cinema fin dalla sua costruzione (finanziamento participativo e azionariato diffuso)

❤ Spazio frequentato anche senza vedere un film (bar, mostre, biblioteca a disposizione degli spettatori). La cassa per il cinema si trova solo all’ingresso delle sala, per accentuare ancora di più la separazione tra i due spazi.

❤ Grafica forte e locandine realizzata da una community di illustratori-sostenitori (simile a quello che succede al Beltrade)

❤ Ricerca di birre e superalcolici particolari + prodotti da forno artigianale per dolci e salati

❤ Coinvolgimento del pubblico nella programmazione

❤ Decorazione del bar e della hall

La Chicca:

“Se ci chiedono perché non facciamo un evento/rassegna la nostra risposta preferita è: falla tu!” Andrea (quello non occulto)

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