Nonostante sia ancora chiuso, una tappa al Cinema Troisi nel nostro passaggio a Roma era forse obbligatoria. Un’associazione di giovani sta cercando di riaprire questa sala, situata nel quartiere di Trastevere. “E’ il quartiere che frequentiamo di più” afferma Giulia, “un luogo che era molto popolare ma che sta perdendo la sua anima storica” diventando un grande ristorante/vetrina per turisti. Questa gentrificazione, che porta anche all’aumento dei prezzi immobiliari, sta facendo scappare i residenti in periferia. Un luogo anche ad alta concentrazione di cinema chiusi.

A pochi passi dal Troisi c’è il Cinema America, dove l’avventura cominciò. Siamo nel 2012 e il cinema è all’abbandono da un decennio; un progetto vorrebbe trasformarlo in parcheggi ed appartamenti. Si forma un comitato di residenti per bloccare il progetto e un gruppo di ragazzi (dai 14 ai 25 anni) occupano il Cinema America. “Nessuno di noi né era esperto né era amante di cinema!” ci spiega Federico ma ci si rende conto che “il cinema è un grande collante”.

I ragazzi riescono a creare uno spazio aggregativo efficace: “non si veniva a vedere un film perché piaceva o meno, ma perché era bello stare in quello spazio e condividere qualcosa”. Iniziano a fare un’attività di proiezione molto varia, con tante proposte esterne. “Eravamo molto permeabili e facevamo le iniziative più diverse; grazie a questo siamo riusciti a creare una comunità”. Si proiettavano anche le partite della Roma. L’occupazione dura 1 anno e 10 mesi prima dello sgombero. Che in realtà è un cambio casa…

Affianco all’America c’era un forno inutilizzato e i proprietari decidono di darlo in comodato d’uso gratuito per sei mesi al gruppo. Si costituisce così l’associazione Piccolo Cinema America, omonima al forno. Non sono sfornate pagnotte ma proposte culturali.Un giorno è venuto Bertolucci a presentare un film. Si è creata una situazione paradossale dove, a fianco di un cinema da 700 posti chiuso, c’erano 300 persone in fila che cercavano di entrare in un forno da 40 posti!”

Bisognosi di spazi più grandi, iniziano gli Schermi Pirata: si installano con generatore, casse e proiettori in luoghi particolari di Roma (da Castel Sant’Angelo alla riapertura di un drive-in con 10.000 presenze in due giorni… ). Gli spettatori portano cuscini, sedie e coperte da casa. La gente sapeva la data dell’evento ma luogo e film erano comunicati solo 2 giorni prima sui social. Il sostegno di autorità (Giorgio Napolitano scrisse una lettera) e di cineasti affermati (Moretti, Sorrentino, Verdone) fa crescere anche tra i professionisti il riconoscimento del loro lavoro.

Dal 2015 l’associazione organizza ogni estate il Trastevere Rione del Cinema. Quest’anno si è arrivati a 62 giorni di proiezione (1 giugno-1 agosto). L’obbiettivo è toccare un pubblico diverso ogni giorno (famiglie, giovani, anziani, cinefili, tra cui tanti residenti del quartiere). L’ingresso è gratuito ma questa volta tutti i premessi sono in regola. Si scelgono dei film più vecchi di un anno, per non far concorrenza alle altre arene estive a pagamento. Tra i molti ospiti anche Asghar Farhadi e Dario Argento che ha avuto carta bianca per i film di mezzanotte (proiettati con cuffie wireless per la quiete pubblica).

Sempre nel 2015 l’associazione partecipa e vince un bando comunale per gestire il cinema Troisi. Due sindaci e un prefetto dopo, non hanno ancora la firma sul contratto ma sono custodi del bene. Cioè ne hanno la responsabilità ma non possono “smontare una porta”. Nonostante molti esercenti gli consiglino di spaccare la grande sala (298 posti) per avere 2-3 sale più piccole, il gruppo resta convinto del progetto. “Con il Troisi vogliamo dimostrare che un monosala in centro storico può funzionare, ma il nostro obbiettivo resta il cinema America”, unica sala nella regione che ha mantenuto al suo interno struttura e stile degli anni ’50, conclude Federico.

Lo staff è volontario e tutti i ricavati dell’associazione servono a finanziare la riapertura del Troisi (spesa superiore a 400.000€). L’idea è di creare all’interno anche un’aula studi (aperta 24h/24), accessibile anche quando il cinema è chiuso, bisogno reale della città, già presente all’America e al forno.

❤ Attenzione allo spazio e non solo al film proiettato

❤ Creazione di un’aula studi dentro il cinema

❤ Sperimentazione di contenuti alternativi in sala (partite di calcio)

❤ Forte uso dei social per creare una comunità e comunicare i loro eventi

❤ Visione su lungo periodo

La chicca

90% del collettivo voleva vedere la partita: o rimanevamo dentro al cinema in due o si proiettava la Roma!” Giulia

Foto di Andrea Littera, Claudia Rolando e Alessandro Guarino

Per Approfondire:
Il New York Times: «Trastevere muore senza il cinema America»

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