Cosa sono i circoli di cinema? Che legami hanno con l’esercizio? Approfittiamo del passaggio a Reggio Calabria e di questo post per capirne un po’ di più.

Le “Associazioni nazionali di cultura cinematografica” (AANNCC) riconosciute dal ministero sono 9: FIC (che pubblica la rivista cineforum), FICC (a cui appartiene il Circolo Zavattini), UICC (Cinema del Carbone), UCCA (ramo dell’Arci, Cinema Arsenale e Nuovo Filmstudio), ANCCI (legata agli esercenti cattolici), CGS, CIN.IT, CSC e FED.I.C.

Insomma una bella lista. Perché tutte queste associazioni? Negli anni ’50 e ’60 le differenze erano politiche: la FICC era marxista mentre la FIC -sì, grande fantasia per i nomi!- d’ispirazione cristiana. Poi c’è la variante geografica: per esempio oggi 1/3 dei cinema della FICC sono in Sardegna.

Cosa centrano con l’esercizio? Un circolo può gestire direttamente una sala oppure collaborare con essa. Gestendo una sala come circolo si dovrebbero avere dei vantaggi: fiscali, assistenza burocratica, know-how per l’apertura, assicurazioni soci… Alcune associazioni sono più vive di altre, e gli statuti cambiano. In alcune associazioni l’ingresso alla sala è riservato ai soci mentre in altre tutti possono entrare in sala a patto che si organizzi alcune attività all’anno rivolte solo ai soci (UICC). Se volete aprire una sala e gestirla tramite un’associazione di cultura cinematografica contattate direttamente qualche cinema per sapere quale “partito” scegliere.

Torniamo al Giro. A Reggio ci sono addirittura due circoli: il Chaplin e lo Zavattini, che abbiamo scelto di visitare. Dalla sua nascita nel 1992 il Circolo Cesare Zavattini vuole “avere un legame forte con il territorio” ci spiega Tonino, il presidente. Lavorano nelle carceri minorili, nei quartieri disagiati, con gli anziani.

La loro maggior attività è la rassegna settimanale da ottobre a febbraio. Le due proiezioni (18 e 21) sono sempre presentate (30 minuti) da un volontario. Circa venti appuntamenti con 800 soci. Non ci sono biglietti, ma è possibile accedere solo tramite tessere (30€ a tessera). I film proposti sono legati in filoni tematici e alcuni sono molto esigenti. Selezionati dai volontari in vari festival in Italia, se non hanno una distribuzione italiana i film sono chiesti al distributore internazionale. Oppure sono proiettati in VO per le distribuzioni marginali, come il felliniano Les Ogres. “Negli ultimi anni siamo in crescita con la rassegna” afferma Tonino “e abbiamo più volontari giovani”.

Non avendo una struttura, il circolo affitta una sala nel quartiere. Il desiderio di avere una propria c’è ma per ora non hanno trovato delle soluzioni possibili (chissa che con il bonus del DDL Cinema per la riapertura della sale…).

Le altre iniziative sono sempre molto cinefile: focus su autori non conosciuti della storia del cinema (in una saletta teatrale di 50 posti) o un retrospettiva + convegno su Godard. Sconfinando anche dal cinema: Cinema di carta (film e fumetti), rassegna su Calvino (film + mostre + convegno con altre associazioni). La loro passione per il cinema li porta anche a promuovere le loro attività in un programma tv su un’emittente locale, dove presentano il film della settimana e danno voce alle opinioni del pubblico.

Michele, volontario del circolo e cineasta, ci parla di “Visioni di cinema indipendente”. Un focus (da 3 a 5 giorni) che porta a Reggio autori marginali che difficilmente trovano un pubblico in una programmazione ordinaria. Si organizzano dei “dittici cinematografici”: si proiettano film di due registi (un giovane e uno più riconosciuto) che hanno dei punti di contatto nei loro stili differenti.

❤ Il loro sito è un portale per condividere/diffondere la cinefilia (promozione di tutti i film in città, commenti utenti su film/serie tv/personaggi del cinema,)

❤ Promozione della rassegna in un programma televisivo locale

❤ Programmazione molto esigente, non in competizione con quella delle sale cittadine

❤ Creare dei percorsi con i film (mini rassegne nella rassegna)

La Chicca:

La storia del cinema è come i Lego: la puoi costruire e de-costruire all’infinito” Tonino De Pace

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